Resilienza: io penso positivo!

Resilienza

Solo riuscendo a trovare la forza dentro di noi per “trasformare” il dolore in risorsa e trarre forza positiva dagli eventi negativi, riusciamo a vivere con un approccio che cambia la prospettiva della vita e ci fa apprezzare i lati migliori di noi stessi: la resilienza.

Termine di origine latina, la Resilienza (resilire: saltare indietro, rimbalzare) indica la capacità di adattamento alle situazioni, una capacità che trasforma l’evento negativo in crescita e che permette un miglioramento della vita e la realizzazione degli obiettivi personali.

Si tratta di un termine utilizzato trasversalmente in numerosi ambiti, dall’ingegneria alla metallurgia, e solitamente indica la capacità di un materiale di resistere alle sollecitazioni senza spezzarsi.

Da qui: mi piego ma non mi spezzo!

Il concetto della resilienza fu utilizzato per la prima volta in psicologia dalla Dottoressa statunitense Emmy Werner dopo aver condotto una ricerca su un gruppo di bambini hawaiani orfani o abbandonati. Lo studio, iniziato negli anni ’80, dimostrò come, raggiunti i trent’anni, questi bambini erano diventati uomini alfabetizzati, inseriti nel mondo del lavoro e con un nucleo famigliare sereno.

Questi bambini avevano metabolizzato il loro dolore e avevano avviato un percorso di vita resiliente che li aveva portati al raggiungimento dei loro obiettivi.

Il soggetto resiliente affronta le pressioni ambientali con positività avviando un percorso che porta al superamento del disagio e alla ricostruzione del percorso di vita. Si tratta di sostituire le lenti con le quali osserviamo la vita in modo da avere chiari i motivi che hanno portato al disagio, le conseguenze che ne sono derivate e le strade possibili da percorrere per metabolizzare l’evento e adattarsi al cambiamento.

I soggetti dotati di un alto livello di resilienza sono ottimisti, flessibili e creativi e dimostrano sempre impegno nello svolgimento delle attività, anche in gruppo, capacità di controllare gli eventi e non lasciarsi sopraffare e gusto per le sfide, accettandole come cambiamenti e non come problemi.

Le 4 regole per sviluppare la resilienza

  1. Niente lamentele: è bene evitare di concentrarsi sulle negatività e cadere nel vittimismo. La chiave sta nell’intravedere sempre un’opportunità.
  2. Vedere un’occasione: la giusta spinta consiste nel vedere nel momento negativo sempre e comunque una possibilità di crescita, una possibilità evolutiva che rende il nostro carattere più forte e in grado di affrontare numerose difficoltà.
  3. Non siamo giudici: ne degli altri ne di noi stessi. L’evento negativo va affrontato in maniera costruttiva cercando di cogliere il messaggio di crescita che quell’evento cela.
  4. Allenamento: la regola fondamentale consiste nell’esercitare quotidianamente la resilienza applicandola anche ai piccoli e insignificanti episodi di tutti i giorni.

Pensiero positivo

Come diminuisce e come aumenta la resilienza?

Lo studio condotto dalla Dottoressa Werner portò ad un elenco di tre categorie principali che incidono negativamente sul consolidamento della resilienza:

  1. Fattori di sviluppo: ritardi mentali, handicap o deficit dell’attenzione;
  2. Fattori familiari: classe sociale disagiata, difficoltà nell’instaurare un rapporto genitoriale sano o bullismo;
  3. Fattori emozionali: isolamento, abusi o scarsa autostima.

Come contropartita una serie di condizioni, che si possono presentare già nei primi anni di vita, possono incidere positivamente. Essere primogeniti, ad esempio, così come avere una certa sensibilità o autostima, inducono ad avere un atteggiamento seduttivo che pone il soggetto nella condizione di essere benvoluto dagli altri ma anche di accettare serenamente l’aiuto altrui.

Le cinque componenti che incidono positivamente sullo sviluppo della resilienza, quindi, sono:

  • L’ottimismo;
  • La forza psicologica;
  • L’autostima;
  • L’emozione positiva;
  • Il sano rapporto sociale.

La resilienza e la psicologia positiva

E’ Martin Seligman, psicologo newyorkese di fama internazionale, ad aver fondato la psicologia positiva e ad aver diffuso il concetto secondo il quale un soggetto incapace di progettare un’alternativa ad un evento negativo può essere definito impotente, così come impotente sarà il suo comportamento e il risultato che ne verrà in quanto affronterà con pessimismo e rinuncia il disagio che sta attraversando.

Secondo Seligman, sono tre le caratteristiche precise che rendono un soggetto pessimista e sviluppa tale teoria secondo la formula delle 3P:

  1. Permanente: tendenza a pensare che la negatività sia insanabile, dunque permanente.
  2. Pervasivo: vedere la negatività non come un fenomeno a se stante ma come una caratteristica della vita in generale.
  3. Personale: pensare di essere la causa della negatività che si sta attraversando.

Tale teoria è stata più volte ripresa e riconsiderata da moltissimi psicologici ricercatori e le 3P vengono oggi considerate incomplete al punto di aver inserito una quarta caratteristica: Pesante. la “quarta P” sta indicare un atteggiamento tendente ad ingigantire la negatività e trasformarla in un disagio più grande di quello che è in realtà.

Per concludere, usufruiamo delle parole di Thomas Mann, saggista tedesco Premio Nobel per la Letteratura nel 1929: “Le avversità possono essere delle formidabili occasioni.”

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